domenica 19 novembre 2017

AFORISMI BELLI/2

 (Difficoltà: 3,1/5)

AFORISMI BELLI/2


Nella mia vita, ho avuto un sacco di esperienze. E ho un sacco di tatuaggi che lo possono dimostrare.

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Confondere la cultura con il nozionismo equivale a confondere l'intelligenza con la memoria.

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Sono talmente innamorato dei gatti da dovermi costantemente ricordare che non tutto quello che funziona con i gatti funziona anche con le donne.

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Mia moglie è bravissima a letto: appena si corica, cade immediatamente in un sonno profondo.

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Si fa presto a dire che ognuno di noi deve cercare la felicità. La verità è che la maggior parte della gente è troppo pigra per farlo, e ricerca la felicità negli altri [cfr. Vaneigen, 1967 (1)], cioè la contempla in chi già ce l'ha (o così almeno lui crede). Così, tutto quello che riesce a ottenere è la frustrazione, l'invidia, e cioè il grado più miserevole – anche se forse non il più grave – di infelicità. La ricerca della felicità richiede coraggio, rischio e lavoro. L'invidia è l'esatto contrario: è il riflesso della propria inettitudine e del proprio immobilismo, che ci viene rimandato dalla contemplazione della felicità altrui. E' il riflesso della propria infelicità, che ci fa sprofondare in una rabbia autolesionista.

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Quando un lavativo vi dice: “Roma non fu costruita in un giorno”, ditegli pure: “Certo, ma già al primo giorno si cominciavano a vedere dei risultati.”

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L'unico vero antidoto alla paura è il disprezzo. Se si prova disprezzo per il nemico, non si può averne paura, perché in un cuore non c'è abbastanza spazio per entrambi i sentimenti.

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Se per voi vale l'affermazione: “Quello che mi uccide è l'indifferenza”, la soluzione è presto detta: fregatevene.

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Una lezione di machiavellismo: se puntate a ottenere 5, sparate che volete 10. Otterrete almeno 7 e gli altri se ne andranno via pure soddisfatti, credendo di aver vinto il confronto. E' una tecnica usata da Berlusconi per quasi 25 anni, e ha sempre funzionato.

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In Italia (ma non solo) giornalisti e politici sono “vicini di casta”.

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Se un essere soprannaturale che vi dice di essere Dio oggi venisse da voi e vi dicesse: “Tu da ora sei immortale”, per voi non farebbe alcuna differenza. Infatti, non avreste il coraggio di “suicidarvi” per testare se quello che vi ha detto il tizio è vero. E non osereste pianificare la vostra vita come se questa non dovesse finire mai, per timore di sprecarla nel caso la persona vi avesse mentito.
Questo ci fa capire che l'essere umano è condannato a vivere con la consapevolezza della propria mortalità, a prescindere.

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Il tragitto dalla teoria alla pratica è sempre colmo di vicoli ciechi.

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In Italia non esistono “leader”, ma solo “follower”: i nostri politici non cercano mai di imporre presso l'opinione pubblica una propria visione; si limitano piuttosto a inseguire i sondaggi, i trend d'opinione della gente.

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La cosa più grave della morte della cultura è che nessuno può accorgersene: solo la cultura infatti potrebbe arrivare a capirlo e ad annunciarlo; ma essa è morta, quindi non può. Anche durante il suo progressivo deperimento, alla cultura viene a mancare sufficiente energia e voce per gridare l'allarme.

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Se dovessi descrivere in tre parole il femminismo e la sua cultura, direi: “Travaso di libido”.

  1. Raoul Vaneigen, “Trattato di saper vivere ad uso delle giovani generazioni”, Barbarossa, Milano 1996, pp. 39-40.

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