lunedì 30 gennaio 2017

LA "MARCIA DELLE DONNE": IL POST/PSEUDO-FEMMINISMO DELLE UTILI IDIOTE

(Difficoltà: 2,2/5)

La marcia delle donne ha tenuto banco recentemente in America e – per imitazione - in altri stati “democratici”. Nella capitale dell'imminente “Repubblica Islamica di Germania”, per esempio, è successo quanto illustrato in questo video:



1 Quale lo scopo?

Quale lo scopo di questa manifestazione? Si tratta della domanda più inutile. Dipende comunque da colui al quale si rivolge la domanda. Se la si rivolge alle partecipanti, non si otterrà alcuna risposta, se non dei farfuglii di post-/pseudo-femministe infregolate di protagonismo e narcisismo morale (“Guardate quanto sono liberal!”, “Guardate quanto sono virtuosa!”, “Guardate quanto sono inclusiva!”). Un vuoto pneumatico riempito di un pot-pourri di proclami velleitari, che rivelano una dissociazione patologica con la realtà percepibile e la sindrome dell'inversione fra vittima e carnefice. “Sindrome di Stoccolma” illustrerebbe un po' troppo eufemisticamente il consegnarsi delle donne di Sinistra alla più ferocemente misogina religione nella Storia dell'umanità, l'Islam, e il loro anelare a diventare sgualdrine dell'harem.
Inutile parlarne con le dirette protagoniste, quindi; meglio dare un'occhiata ai cartelli esibiti durante la manifestazione. Il livello di serietà dell'evento è ben evidenziato dal campeggiare nei placard della parola “figa” (“pussy, in inglese”: la volgarità della parola non si deve al presente articolo, il cui linguaggio riflette quello usato nella manifestazione), in slogan che sembrano presi direttamente da cessi pubblici. Per denunciare - si suppone - l'“oggettivazione” trumpiana delle donne, le manifestanti hanno pensato bene di... trasformarsi in vagine ambulanti, indossando (e facendo indossare alle figliolette, in qualche caso) costumi a forma di organo femminile che sembrano usciti da un incubo del mostro di Firenze. Vera apoteosi della stupidità: l'auto-oggettivazione di una reductio ad vaginam, e cioè proprio ciò che si vorrebbe condannare nell'atteggiamento maschile. Scorgendo le immagini, risulta impossibile dire dove finisca l'idiotesco e inizi il vomitevole:

"Viva la vulva", "La figa guarda", "Dritto fuori dalla vagina", "La mia figa ha i denti", "Potere alla figa"
Ancora più vomitevole è poi l'ipocrisia, che sta alla Sinistra come l'acqua sta al pesce: dove erano infatti queste alfiere dei diritti femminili quando il presidente democrat Bill Clinton passava il tempo a tradire la moglie con zoccole di ogni risma, tra cui stagiste diciannovenni?


2.2 La Verità Dietro

Quella che i giornaloni e i network di sinistra hanno celebrato come un trionfo dello spontaneismo protestatario (1) è in realtà - come quasi sempre in simili casi negli ultimi anni/decenni - il risultato di una joint-venture fra il miliardario estremista (manipolatore di valute e di folle) George Soros e le forze sovversive dell'Islam politico, che vogliono l'islamizzazione dell'Occidente e l'imposizione della legge islamica della Sharia. La Sinistra è, qui come in tutti gli altri casi simili, l'utile idiota.
Chi sono e a cosa mirano dunque i burattinai degli “utili idioti” della Sinistra? Cerchiamo di capirlo attraverso una presentazione degli attori principali.

2.1 George Soros

Una manifestazione così imponente non si organizza da sè, per passaparola o per "moto spontaneo", soprattutto date le più che inconsistenti motivazioni alla base. Pensiamo per esempio alle manifestazioni operaie degli anni '60 e 70 e al fatto che anche allora - nonostante l'infinitamente maggiore pregnanza delle rivendicazioni, che coinvolgevano diritti lavorativi e stipendiali e che godevano della benedizione dell'ideologia anticlassista - si rendeva necessaria la funzione di coordinamento di potenti sindacati come la Cgil.
No, manifestazioni come queste recano l'inconfondibile brand di Soros, vera  mente indiscussa di questo come di altri eventi: 

I gruppi che hanno organizzato la Marcia delle Donne in Washington sabato sono stati appoggiati dall'estremista e speculatore monetario George Soros. Lo stesso che dice che il sistema di governo della Cina comunista è superiore al nostro e che gli Stati Uniti sono il primo ostacolo alla pace nel mondo. (2)

Soros è stato uno dei principali finanziatori della campagna elettorale di Hillary Clinton. Come si concretizza quindi l'appoggio garantito da Soros alla recente “marcia su Washington”? Con l'operato delle molte organizzazioni che gli fanno riferimento. I dettagli ce li fornisce una “femminista liberal di lungo corso che [però] ha votato per Donald Trump”, la musulmana Asra Nomani (3):

[…] Soros ha finanziato o ha serrate relazioni con almeno 56 dei partner della “marcia”, inclusi i “partner chiave” Planned Parenthood […], la National Resource Defense Council […], lo schierato Moveon.org (che è stato ardentemente pro-Clinton), la National Action Network […]. Altri beneficiari di Soros che sono “partner” nella marcia sono la American Civil Liberties Union, il Center for Constitutional Rights, Amnesty International e la Human Rights Watch.

Soros quindi ha messo a disposizione “partnerships” (cioè fonti di finanziamento) con la “marcia” nella forma di varie associazioni che gli fanno capo.
La Nomani si occupa anche dei condizionamenti della cupola dell'“estremismo islamico” (ne trattiamo nel punto sotto). Anche le associazioni che vi fanno riferimento hanno protagonizzato nelle retrovie (e anzi piuttosto scopertamente) la “marcia”:

[…] Purtroppo, la “Women's March” ha preso posizione dalla parte di una politica faziosa che ha offuscato il problema dell'estremismo islamico lungo gli otto anni dell'amministrazione Obama. I partner della “Women's March” includono il Council on American-Islamic Relations, che […] ha deviato [l'attenzione lontano dalle] questioni dell'estremismo islamico post-11/9 […]. Partner includono la Southern Poverty Law Center (SPLC) […]
Un'altra beneficiaria di Soros e “partner” della marcia è la Arab-American Association of New Yourk, la cui direttrice esecutiva, Linda Sarsour, è co-presidente della marcia.

Continua la Nomani:

[Ancora] prima [della marcia, ndr], almeno 33 delle 100 “donne di colore” che protestarono inizialmente contro l'elezione di Trump nelle strade, lavoravano in organizzazioni che ricevono i finanziamenti di Soros, in parte per attivismo “nero-marrone”.

2.2 L'Islam.

La Sarsour parla alla folla durante la "marcia"
Come già riferito dalla Nomani, una delle principali leader organizzatrici della “marcia” è stata l'attivista palestino-americana Linda Sarsour, direttrice esecutiva dell'Associazione degli Arabo-americani di New York, un'associazione nata poco dopo l'11/9 non certo per condannare gli attacchi alle Torri, ma piuttosto per lamentare "l'innalzato senso di paura e gli atti di sfacciata discriminazione mirati alla comunità [islamica]” (nelle parole della stessa Sarsour). E' il caporedattore di DiscoverThe Network.org, John Perazzo (4), a fornirci un profilo della militante islamica, a partire proprio dalla strategia implementata nel post-11/9:

“La Sarsour e la sua organizzazione giocarono un ruolo centrale nel far pressione sul Dipartimento di Polizia di New York per terminare la […] sorveglianza segreta di molti gruppi islamici e moschee sospettate di promuovere il jihadismo.”

E nel ritratto di una militante islamica e “neomarxista” di tal foggia non può mancare naturalmente il contrassegno dell'antisemitismo nella sua tipica maschera secondo-novecentesca, l'“antisionismo”:

Una schietta critica di Israele, la Sarsour appoggia il movimento Boycott, Divestment & Sanctions (BDS), un'iniziativa ispirata da Hamas che usa varie forme di protesta pubblica, pressione economica e cause legali per avanzare il progetto di Hamas e distruggere in forma permanente Israele in quanto stato-nazione degli Ebrei.

Non mancano frequentazioni di – e parentele con - terroristi palestinesi, come quei suoi amico e cugino rinchiusi nelle carceri israeliane per aver reclutato jihadisti al fine di uccidere Ebrei; anche un suo cognato sta scontando 12 anni di galera per affiliazione con Hamas. Ma il meglio la Sarsour lo riserva per la sua cerchia familiare più stretta:

Visto che parliamo di parenti inquietanti, il marito di Sarsour, Maher Judeh, pianse nel 1998 la morte dei “maestri terroristi” Adel e Imad Awadallah; lodò l'eroismo di un ufficiale di polizia dell'Autorità Palestinese che aveva eseguito un attacco con arma da fuoco a un checkpoint in Israele; ha espresso sostegno per l'organizzazione terroristica Fatah; e ha elogiato il fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, una organizzazione rivoluzionaria marxista-leninista.

Anche i meccanismi proiettivi – tra il patologico e il propagandistico – che riversano su altri colpe proprie e che approdano spontaneamente alle più assurde tesi complottistiche e a quel vittimismo piagnone (5) che tanto si conviene all'Islam osservante -  sono di casa nella testa velata della Barsur. Continua a tal proposito Perazzo:

Nel maggio del 2012 Sarsour twittò che il cosiddetto “attentatore delle mutande”, un operativo di Al-Qaeda che nel 2009 aveva tentato di far esplodere a mezz'aria un jet passeggeri diretto a Detroit, era in realtà un agente della CIA impegnato nella “guerra all'Islam” dell'America.

Anche assurdi e vittimistici richiami al razzismo “islamofobico” sono pane quotidiano nelle dichiarazioni della Barsur, e non potrebbe essere altrimenti. Essi, nel momento in cui rivelano un doppio standard di giudizio per cui la vita dell'aggressore islamico è più preziosa di quella dell'“infedele” che è minacciato di morte e quindi uccide a sua volta per pura difesa, mettono in campo lo stesso meccanismo proiettivo che abbiamo osservato poco sopra: il “razzista” non è colui che ti si avventa contro con un coltello perché considera te e la tua religione inferiori, ma tu che – da “inferiore” appunto – osi difenderti. E' un meccanismo all'opera praticamente ogni giorno nell'islamo-nazismo palestinese, dove agli Ebrei viene sostanzialmente imputato di non voler farsi ammazzare. 
In occasioni analoghe – e cioè quando capita, come nel caso sotto, che il terrorista islamico sia anche nero – si arriva a usare il suo colore della pelle come puro pretesto, facendo leva sul senso di colpa nella coscienza americana legato ai trascorsi schiavistici del Paese a stelle e strisce:

Sarsour si indignò il 2 giugno 2015, quando un ufficiale della polizia e un agente dell'FBI spararono in Boston a un giovane islamico di colore di nome Usaama Rahim, che era balzato loro addosso con un coltello militare mentre cercavano di interrogarlo a proposito di attività sospette correlate al terrorismo. Naturalmente, la valutazione della Sarsour sull'incidente riportò tutto a [una questione di] razza: “In fin dei conti, si è fatto fuoco in una fermata dell'autobus su un nero che stava andando al lavoro, e dovremmo trattare questo come un qualsiasi altro caso di violenza della polizia.”

Il supporto alla “causa” del terrorismo palestinese è ovviamente totale e incondizionato:

Nell'agosto 2015 Sarsour fece dichiarazioni in supporto dell'incarcerato membro della Palestinian Islamic Jihad Muhammad Allan, un noto reclutatore di attentatori suicidi.
Secondo CounterJihad.com, Sarsour ha partecipato a - e parlato in numerose manifestazioni sponsorizzate da Al-Awda, un gruppo che vede Israele come uno stato terorrista e genocida, la cui semplice creazione è stata una “catastrofe” per il mondo arabo.

E, per finire, il supporto della Sarsour alla Sharia, un sistema di leggi che umilia le donne in mille forme diverse, dall'uccisione tramite lapidazione per il reato di adulterio fino alla legalizzazione di fatto dello stupro:

Più di una volta, la Sarsour ha espresso sostegno per la legge della Sharia. Nel maggio del 2015, per esempio, postò su Twitter un messaggio che lodava il fatto che la Sharia poibisce ai prestatori di denaro di richiedere interessi […]: “Quando vivrete sotto la legge della Sharia, tutti i vostri prestiti e carte di credito saranno senza interessi. Bello, no?”

Questo è il ritratto di una delle principali leader organizzatrici in America della recente "marcia" delle donne "progressiste". Si potrebbe continuare, ma il quadro offerto dal “pensiero” di questa donna non diverge in nulla da quello di tanti milioni di islamici in giro per l'Occidente che si impegnano ogni giorno, seguendo il triplice registro del terrorismo stragista, del lobbysmo in giacca e cravatta e dell'associazionismo “per i diritti umani”, a destabilizzare le società occidentali per trasformarne ogni paese democratico nel tipico inferno islamico di stampo mediorientale, con la preziosa e immancabile connivenza degli utili idioti della Sinistra.

(1) “Womens's March on Washington” set to be one of America's biggest protests”, The Guardian, 14/01/2017
(2) “Soros's Women's March of Hate(di Matthew Vadum), Frontpagemag.com, 23/01/2017
(3) Billionaire George Soros has ties to more than 50 'partners' of the Women's March on Washington” (di Asra Q. Nomani) New York Times, 20/01/2017
(4) The Anti-semite Who Organized the 'Women's March on Washington'” (di John Perazzo), Frontpagemag.com, 23/01/2017
(5) “Chiagn' e futt'”: Il Vittimismo Islamico e le Sviste della Sinistra sull'“imperialismo” americano”, Cemento Mori, 9/01/2017


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