lunedì 9 gennaio 2017

"CHIAGN' E FUTT'": IL VITTIMISMO ISLAMICO E LE SVISTE DELLA SINISTRA SULL'"IMPERIALISMO" AMERICANO

Teatro del dolore paLLestinese a uso dei polli occidentali
Un refrain del “luogocomunismo” (trademark Albero Bagnai) sinistrato a difesa dell'appoggio incondizionato (e ciò sia inteso letteralmente, come: “Potete fare tutte le porcherie che volete, vi appoggeremo sempre”) dell'Islam, è ovviamente il fatto che l'Islam ammazza per vendicare i bombardamenti del Medio Oriente a opera dell'“Imperialismo yankee”. Nell'affermare ciò, la Sinistra asseconda il proverbiale vittimismo dell'islamo-nazismo, che della menzogna e del giustificazionismo dei propri massacri ha fatto un'arte.
Il vittimismo dell'Islam (che ovviamente trova l'apice del suo crescendo adelchiano nei piagnoni “palestinesi”) altro non è se non il “chiagn' e futt'” che essi hanno tramandato ai napoletani quando ancora si chiamavano “saraceni”. E' il gioco di prestigio di “futtere” l'Occidente nel mentre “chiagne” presunti soprusi a suo danno perpetrati da questo, ottenendo così cospicui finanziamenti (con soldi dei contribuenti occidentali) che poi vanno immancabilmente ad alimentare il terrorismo regionale e globale (permettendo così la perpetuazione del ciclo “chiagn'-futt'”), oppure a rimpinguare i conti esteri di capi della “resistenza”. Come il più grande massacratore di Ebrei dopo Hitler, quell'Arafat che morì con 1,3 miliardi di dollari in banca; e come l'Olp da lui fondata, che vanta proprietà e partecipazioni finanziarie per 10 miliardi di dollari. Come ci ricorda il Gatestone Institute,

analisti economici palestinesi stimano che la PA [la "Palestinian Authority", l'organo di autogoverno della Cisgiordania] abbia ricevuto un totale di 25 miliardi di dollari in forma di aiuto finanziario dagli Stati Uniti e da altri Paesi durante gli ultimi due decenni. (1)

Il vittimismo islamico fa naturalmente presa sulla Sinistra, sempre alla ricerca dell'“underdog”, del “debole” da difendere. E' in nome di questa mission che la Sinistra s'è trovata nella Storia ad appoggiare i peggiori autori di crimini contro l'Umanità. Unico requisito: essere contro l'America/l'Occidente (e possibilmente avere la pelle scura).
Inutile sarebbe far presente ai nipotini di Stalin che non sempre ciò che appare debole lo è effettivamente, e soprattutto che “debole” non sempre significa “nel giusto”: la Germania di Hitler era più debole degli Stati Uniti nella Seconda Guerra. Così, è una fortuna, e non una sfortuna, che l'Occidente sia oggi – a differenza che in determinati frangenti di un lontano passato – più forte del nuovo nazismo rappresentato dall'Islam. L'appoggio della Sinistra all'Islam nella lotta di questo all'Occidente - portata avanti con il doppio strumento del terrorismo stragista e dell'inoculazione “pacifica” del suo virus nella società occidentale per il tramite della colonizzazione demografica e culturale - non lascia dubbi sul fatto che se un nuovo Hitler si affacciasse oggi sulla scena della Storia, la Sinistra lo appoggerebbe incondizionatamente.


Chiagn' e Futt'”: il Vittimismo che ha Fatto la Fortuna dell''Imperialismo Islamico Contemporaneo

Il vittimismo islamico è in parte un potente e deliberato strumento di propaganda, che si estende a tutto: pensiamo all'accusa di “islamofobia”, ingiustificata statisticamente (gli attacchi antisemiti in America battono quelli “islamofobici” con una proporzione di 8 a 1); in parte, esso configura un fenomeno di proiezione che è tipico dei regimi autoritari: si proietta la propria violenza e volontà di potenza su un nemico, giustificando così l'attacco e la persecuzione ai suoi danni. In realtà i due aspetti sono strettamente collegati: nel momento in cui si demonizza l'avversario, si offre al popolo un motivo per unirsi attorno al capo nella lotta contro lo stesso; questo è, per esempio, quanto avvenne con l'antisemitismo nella Germania nazista.
Il “chiagn' e futt'”, il vittimismo islamico, è solito evocare le Crociate oltre a, come già detto, le interferenze americane nelle questioni mediorientali: “Noi ci vendichiamo per le Crociate e combattiamo i nuovi crociati; noi abbiamo diritto all'ospitalità in Occidente perché ci avete bombardato” ecc. I sinistrati, ignoranti della Storia come delle regole dell'umanità, della decenza e di tutto il resto, rimangono intrappolati nella rete della propaganda islamica come tanti cardellini. Poco vale ricordare loro che le Crociate - pur con tutti i soprusi che furono commessi, ma non tanto a danno degli islamici quanto piuttosto, per es., di Ebrei e valdesi - ebbero una natura difensiva. Quando la prima crociata in Terra Santa fu indetta (nel 1095), infatti, l'indole predatoria e colonialistico-imperialistica dei seguaci di Maometto li aveva portati già secoli prima a conquistare mezzo mondo conosciuto seminando morte, distruzione e sottomissione, e ad applicarvi una sistematica pulizia etnico-religiosa: sotto il Califfato ommiade nel 750, l'impero arabo si estendeva dall'odierno Pakistan alla Spagna includendo l'intero Nord Africa, la cui popolazione cristiana – in origine ben al di sopra del 90% del totale - fu da subito decimata fisicamente o culturalmente (in Egitto – paese musulmano tra i più “laici” - i cristiani ammontano oggi all'11% della popolazione, anche se alcune stime parlano di un 3%). 


L'“Imperialismo” Occidentale-Americano: Quello che la Propaganda Sinistrata non Dice

In riferimento poi all'“imperialismo americano”, argomento principe del luogocomunismo sinistrato che tanto fa bagnare i ragazzi e le ragazze col kefiah, bastino alcune considerazioni. Vediamo di confutare un paio di assunti:
  1. Gli americani si sono impossessati del petrolio medio-orientale e hanno impoverito i suoi Stati”
    L'illogicità qui regna sovrana. Se fosse vero che gli americani si sono impossessati del petrolio medio-orientale, o dei suoi proventi, com'è che tutti i paesi del Medio Oriente che hanno il petrolio navigano nell'oro? Pensiamo a tutti gli stati del Golfo Persico, e all'Arabia Saudita e all'Iran in particolare,  che godono della presenza di enormi riserve di petrolio a basso costo di produzione. I governi di quegli Stati dovrebbero essere ridotti in bancarotta, e invece possono permettersi di spendere miliardi su miliardi di dollari per finanziare il terrorismo islamico mondiale, sovvenzionare guerre in giro per il M.O. e l'islamizzazione dell'Occidente tramite associazioni di cultura islamica, rappresentanze studentesche, gruppi d'influenza, ONG, lobbysmi parlamentari, la costruzione di moschee e chi più ne ha più ne metta.
    Che ne è dunque dell'idea che l'Occidente, America in testa, avrebbe impoverito i Paesi del M.O.? Se in Paesi ricchissimi come l'Iran, il Qatar e l'Arabia Saudita esistono - come ovunque, del resto - più o meno ampie sacche di povertà, è perché la democrazia in questi e altri stati dell'area non esiste o esiste solo nominalmente. L'Islam è infatti una religione che, diversamente da ogni altra, prescrive anche una determinata organizzazione politica e sociale. In questa organizzazione, i diritti civili di una società democratica, primo fra tutti l'uguaglianza sostanziale dei suoi membri, non trovano alcun posto, semmai il loro contrario: per coloro che non accettano la fede musulmana è prescritta, quando va bene, la condizione di dhimmi, cioè uno stato di minorità sociale che preclude l'accesso a diritti fondamentali, e che è sanzionato dal pagamento di una tassa definita jizya, che serve a formalizzare la loro condizione di pariah.
    La sharia, la legge islamica, prevede, oltre a tutto quanto sopra e altre cose, la discriminazione per donne e gay. Per es., le donne possono ricevere solo la metà dell'eredità che spetta agli uomini; sempre a titolo di esempio, le donne accusate di “condotta sessuale illecita” - adulterio o fornicazione - devono dimostrare la loro innocenza producendo la testimonianza di quattro maschi. Quanto ai gay, la sharia ne comanda la condanna a morte, che in Iran per es. è eseguita tramite impiccagione da gru di costruzione, mentre l'Isis preferisce il lancio a terra da decine di metri d’altezza.
    In una situazione di totale assenza di rispetto dei diritti umani e civili, ogni pensiero di un'equa distribuzione delle risorse economiche è pura utopia. Al contrario, la concentrazione di risorse e ricchezze nelle mani di un piccolo gruppo di principi o satrapi è la regola, come illustrato dall'esempio palestinese. Del resto, tensione immanente al mondo dell'Islam è quella verso il “califfato” (l'ultimo fu l'Impero Turco-ottomano), che porti alla ricostituzione dell'unità dell'“Umma”, la comunità dei fedeli dell'Islam.
    La povertà quindi non è dovuta all'opera dell'Occidente, ma alla natura stessa dell'Islam come religione “politica”. Essa sussiste non a causa dell'Occidente, ma nonostante questo. Infatti, tutto ciò che Paesi come l'Iran e l'Arabia Saudita hanno, lo devono al know-how tecnologico occidentale che ha consentito la scoperta e lo sfruttamento dei ricchi giacimenti petroliferi da parte delle compagnie petrolifere occidentali (al costo di decine di miliardi di dollari), nonché la costruzione di infrastrutture necessarie per far fiorire le loro economie. Senza l'Occidente, queste moderne potenze starebbero tecnologicamente ancora ferme al VII secolo, quel secolo del resto a cui li condanna da un altro punto di vista - quello cioè dei costumi e del rispetto dei diritti umani, assente nella cultura islamica - l'esempio della vita di Maometto, che la loro religione gli impone di seguire.
  2. I terroristi islamici sono giustificati nell'attacco all'Occidente perché abbiamo bombardato il Medio Oriente"
    Sul serio? E perché allora i maggiori sponsor del terrorismo islamico mondiale sono proprio l'Arabia Saudita e l'Iran, che per tutto l'arco della loro esistenza non hanno mai subito bombardamenti da qualsivoglia Paese occidentale?
    Se invece si volesse puntare l'accento sulle “interferenze” occidentali – ivi inclusi gli appoggi ad “autocrati” - nelle politiche mediorientali, basterebbe chiedersi: è così strano per l'Occidente salvaguardare i propri investimenti (vedi punto 1), non tanto per "sfruttare" i Paesi del M.O., quanto per tenere a bada il prezzo del petrolio e impedire un crollo dell'economia dovuto all'importazione di inflazione, come è avvenuto con la crisi petrolifera del 1973?
    Ed è così peregrina l'idea di un Occidente che ci tiene a salvaguardare la sua sicurezza, mantenendo una presenza di intelligence o anche militare in territori popolati da gente la cui religione prescrive la lotta armata agli infedeli, e che è una costante polveriera pronta a esplodere e a esportare terrorismo? Tutto si inserisce nella legittima dimensione di una politica estera che deve adeguarsi alle diverse realtà a cui si trova di fronte. La realtà islamica è quella di una società che della democrazia non sa che farsene e che non ha certo bisogno di aiuti dall'esterno per promuovere al potere despoti e tiranni o per scatenare guerre.
Non pretendo con questo articolo di smuovere le già flebili sinapsi dei più convinti fautori del luogocomunismo sinistrato. Del resto, c'è un motivo per cui essi sono quello che sono. Ma per chi possedesse del senso critico e non amasse - almeno per questione di dignità - farsi inerme pappagallo di farlocche verità rivelate, la porta è aperta.

(1) “What are Palestinians Doing With U.S. Money?”, articolo del 19/08/2015.
 
P.s.: qui sotto un assaggio di come i "palestinesi" con il loro vittimismo prendono per il culo l'intero mondo. [Nota: se non bastassero video e immagini a comprova della veridicità della descrizione del contesto reale dell'accaduto, riferirsi a questo link (articolo in inglese)].


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