venerdì 25 settembre 2015

UNA SEMPLICE "CONFUTAZIONE" DELL'OMOFOBIA

(Difficoltà: 3,7/5)
“Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.” Mmmh... e se uno è un masochista? No, questo precetto evangelico non è un granchè. Lo stesso vale per: “Non dire degli altri...”: anche qui, ci vuole qualcosa di più previdente. Una regola per domare la bestia del pregiudizio che alberga in ognuno di noi può risiedere nella seguente massima: “Giudica l'altro per ciò che fa e non per ciò che è.” Ma, si dirà: "Uno che ruba, è poi anche un ladro, no?" Risposta: certo, ma lo è in conseguenza di ciò che fa.
Nel caso dell'omosessualità, per es., l'essere gay è, appunto, un modo di essere: non lo si diventa in conseguenza di un atto sessuale, ma lo si può essere anche senza aver mai “consumato”. Quindi scagliarsi contro una persona per qualcosa che è senza aver potuto evitare di esserlo, è una barbarie, nazismo. Ci possono essere probabilmente casi in cui il discrimen fra l'essere e il fare può risultare difficile (“E' nato prima l'uovo o la gallina?”), ma nel caso dell'omosessualità, la giuria ha già deciso.
Ma, si obietterà ancora: “E che dire dei frequenti casi di esercizio promiscuo del sesso, e degli eccessi che certo fanno parte di quel mondo e di quella 'cultura'? Certo qui il peso della bilancia verte sull'agire e non sull'essere, giusto? Ci sono gay continenti e che formano una famiglia e gay che percorrono sudicie strade in cerca di facili accoppiamenti, giusto?” La risposta è semplice: ce la si prende allo stesso modo con la promiscuità in campo eterosessuale (gli adulteri, la puttanaggine, i sessi di gruppo ecc.)? Se la risposta è no, allora c'è un problema di discriminazione e di doppiopesismo, che riporta a quanto detto sopra. Se invece si è sinceri nello stigmatizzare - indipendentemente dall'orientamento sessuale - una forma di costume che dissipa il tempo della vita dietro a passatempi viziosi e inautentici, bè il sottoscritto sottoscrive. 
Come per ogni forma di critica al modo di essere, a una condizione “di default” che uno non si è scelto, l'omofobia è, in quanto tale, una forma inaccettabile di discriminazione. Non è questione di omofilia (il capitolo dei diritti gay non mi appassiona), ma di semplice logica. Il rispetto dei diritti umani non ce lo insegna la religione, che in queste e altre questioni è sempre venuta dopo; esso sta nel nostro essere, in ciò che ci fa essere diversi, per esempio, dai vermi di terra: la ragione.

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