lunedì 18 novembre 2013

L'UNICO SENSO POSSIBILE PER LA FEDE

Il Boia di Bologna: condannato a otto ergastoli, libero dopo 26 anniSe c'è un senso per la fede religiosa, questa deve emanare dal desiderio di giustizia. La fede che scaturisce dal desiderio di beatitudine eterna e di premio per la buona condotta in vita è strumentale ed egoistica. Il maggior incentivo per la fede dovrebbe improntarsi al ripagamento del senso di giustizia, e questo è un po' il grande assente nel sentire religioso (e per contaminazione, laico) del nostro tempo, troppo compromesso nel concetto di “perdono”.
Infatti, se si tollerano le ingiustizie terrene, come si può desiderare giustizia per il regno che sarà? Non è ogni buon cristiano chiamato a anticipare sulla terra il regno dei cieli? Il “regno dei cieli” dovrebbe cedere un po' di posto al “giudizio universale”, nel pensiero e nel sentire religioso che si voglia dire genuino. 


Non un "Paradiso Per i Giusti", Ma un "Inferno Per i Rei"

Muovendosi al passo dell'allegorismo cristiano, va detto che il “Paradiso per i giusti” ha lo stesso senso di un racconto fiabesco. Il desiderio di un “Inferno per i rei” indica invece la vera strada da seguire. Chi si è comportato bene in vita ha già ricevuto il suo premio: la coscienza di aver fatto il proprio dovere, di aver lenito sofferenze altrui e di aver pensato e agito per un mondo migliore. O magari il conseguimento del Nobel per la pace. Di più non è lecito sperare: il sentimento di soddisfazione per compimento della giustizia è la vera e unica beatitudine. Al contario, raramente chi ha commesso un delitto paga nella giusta proporzione: la giustizia italiana è affetta da buonismo perdonista, da un eccesso garantista che sfocia regolarmente nell'impunità totale o parziale. Le cause: l'influenza della cultura cattolica-neotestamentaria (peraltro malintesa), per una discreta parte; una legislazione fatta dai delinquenti per i delinquenti; uno Stato fondamentalmente criminale e insabbiatore, che fin da Portella della Ginestra (e quindi dalla sua nascita) sguazza nella turpe fogna degli affari mafiosi e del terrorismo fascista; e poi altre cause che scavano nella Storia d'Italia, e sulle quali storici, sociologi e commentatori possono sbizzarrirsi. 
Gli esempi di una giustizia che premia i criminali in luogo di punirli sono, soprattutto nel contesto italiano, innumerevoli: da Freda e Piazza Fontana, allo stragista Valerio Fioravanti (il Boia della Strage di Bologna, più di 100 morti innocenti, dopo 26 miseri anni già libero), agli sbirri assassini di Aldrovandi, al genitoricida Pietro Maso. In questi e molti altri casi, pene insufficienti, risibili, assenti.

 

Conclusione

Quindi, chi crede nell'aldilà, farebbe bene a pensarlo come unicamente luogo di punizione, Inferno. Solo i rei dovrebbero sopravvivere alla morte terrena, per incontrare la loro punizione, mentre ai giusti dovrebbe essere consentita la fine delle loro pene terrene, la semplice “pace eterna”, cioè la realizzazione ultima di quella “pace della coscienza” che essi hanno sperimentato in vita per effetto della loro condotta etica. Questo è il più importante insegnamento che la religione può apportare alla spiritualità laica, la quale si declina in senso civico e impegno civile. E in questo, il buddismo è forse la migliore “religione”: una filosofia di vita che apre a una religiosità verso il mondo, dove l'appagamento del senso di giustizia non deve essere secondo alla virtù della contemplazione e al perseguimento della pace interiore ed esteriore.

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